Intervista ad Alexandra Stalder

Proseguono le interviste alle studentesse e studenti atleti del Progetto Academic Coach. Abbiamo raggiunto Alexandra Stalder, iscritta al terzo anno di Scienze motorie dell’università di Verona, velista, campionessa del mondo under23 in Norvegia.  

Alexandra, perché hai scelto Academic Coach?

Ho scelto di partecipare al progetto perché fin da subito l’ho trovato molto utile per portare avanti carriera universitaria e sportiva. Avevo sentito che in altre università erano in atto progetti per supportare la doppia carriera; quando questa iniziativa è uscita a Verona ho voluto subito iscrivermi.

Quali sono secondo te i punti di forza del progetto?

Il progetto in sé: questo è il punto di forza. È ottimo e molto bene organizzato. L’idea di aiutare uno studente che fa sport ad alti livelli ed è molto impegnato tra allenamenti e competizioni è un’idea fantastica. L’appoggio di un tutor sgrava molto dalle pratiche burocratiche e consiglia sulla scelta e l’organizzazione del materiale per preparare gli esami. Questo mi permette di dare il meglio e di dedicarmi, senza perdite di tempo, allo studio e allo sport, gestendo al meglio la quotidianità.

Cosa pensi della didattica online?

Trovo la didattica online un’opportunità. Una sportiva che dedica alla preparazione e alla pratica dello sport buona parte della propria giornata non ha il tempo di frequentare le lezioni in presenza. Quindi potere seguire le lezioni online diventa un modo per non disperdere energia e fare bene tutto ciò che mi prefiggo. Anche per quanto riguarda gli esami, non sempre sono a Verona e la modalità telematica mi permette di sostenerli anche da altre parti del mondo (sperando sempre nella connessione) e non rimandare così gli appelli.  Ovviamente, ci sono anche dei limiti. Uno è rappresentato dall’impossibilità di fare domande e di interagire in presenza con professori e compagni. Ma la mia esperienza è positiva: ho trovato docenti sempre molto disponibili a chiarimenti e spiegazioni via mail o con incontri zoom pensati ad hoc.

Che relazione si è istaurata con il tuo tutor Iacopo Brasi? Come vi siete organizzati?

Con il mio tutor mi trovo molto bene. Iacopo è sempre disponibile e riesce rapidamente a trovare soluzioni a problemi organizzativi. Siamo costantemente in contatto telefonico per decidere gli esami da dare e come organizzare lo studio. Di persona purtroppo quest’anno non siamo riusciti a vederci, ma penso che la forza di Academic Coach sia anche quella di un esserci a distanza.

Quanti esami hai sostenuto? Nel periodo di piena emergenza Covid sei riuscita a studiare di più?

Nella sessione invernale ho dato tre esami e sono andati tutti bene, quindi sono soddisfatta. In piena emergenza ho studiato molto. Fare parte di questo progetto mi ha permesso di sostenere esami della sessione estiva già a maggio: ne ho fatti cinque e ne ho in programma altri tre. Ho approfittato della quarantena per rimanere al passo con lo studio, alternando momenti di allenamento in palestra, visto che le uscite in barca erano proibite.

Tu pratichi la vela. Uno sport complesso, dalla ricca terminologia, di grande impegno fisico e mentale. Mi racconti che sport è? Che tipo di preparazione è richiesta? Come ti alleni?

La vela è uno sport come un altro, richiede tanta voglia di imparare e molto impegno. In base all’imbarcazione che si sceglie è richiesto un modello prestativo specifico. Nel mio caso, utilizzando una 49er, barca doppia, è importante lavorare sull’equilibrio e la forza. Il lavoro a secco è quindi incentrato su carichi leggeri e movimenti che coinvolgono diversi muscoli. Dal punto di vista mentale la vela richiede tanta concentrazione e ottima conoscenza del luogo dove si naviga, della forza del vento, delle condizioni climatiche.

Che tipo di imbarcazione è la 49erFX? I ruoli all’interno dell’imbarcazione? E che sinergia occorre? So che la tua compagna di vela è Silvia Speri. Raccontami che tipo di legame c’è e come affrontate le gare insieme?

Il 49erFX è una barca doppia ed è una specialità acrobatica. Raggiunge grandi velocità e la parte divertente è che entrambi i membri dell’equipaggio, per navigare, devono stare appesi (a trapezio) fuori dalla barca senza perdere l’equilibrio. I ruoli in barca sono due: timoniere (colui che ha il timone) e prodiere (colui che regola le vele). Io sono timoniera quindi mi occupo di decidere dove andare in base alle condizioni del vento. Silvia invece è la prodiera e si occupa di regolare le vele per fare andare la barca alla massima velocità. Navighiamo insieme da sei anni quindi oltre che ha un legame professionale si è anche instaurata un’ottima amicizia. Alla base vi è una grandissima fiducia, la velocità con cui gareggiamo è elevata e il rischio è grande. Riusciamo a capirci al volo e comunicare tra di noi in maniera diretta e semplice: un lavoro di complicità e organizzazione.

La passione, dove e come nasce e in che modo si alimenta?

La passione per la vela nasce per me dal sentirsi bene a contatto con il mare. È uno sport che richiede molta pazienza e ci sono spesso momenti in cui si deve aspettare diverse ore che il vento arrivi. Io sono salita in barca a quattro anni perché tutta la mia famiglia era appassionata, mi è piaciuto molto l’ambiente e gli amici e così ho continuato. La bellezza di questo sport è anche il fatto che permette di viaggiare in tutto il mondo.

Le tue regate?

Ogni anno si disputano diverse regate. Tra queste ci sono Campionati del Mondo e Campionati europei. Nel 2019 abbiamo vinto il Campionato del Mondo u23 in Norvegia. Prima della quarantena siamo state in Nuova Zelanda e in Australia per altri campionati.  Ad oggi il nostro obiettivo è la Nazionale all’Olimpiade.

A proposito di Olimpiadi, visto che sono state posticipate, come ti sei preparata nei mesi scorsi? E cosa cambia ora per te nella pratica della vela?

Le Olimpiade sono state rimandate e per noi è positivo, abbiamo un anno in più per prepararci. A livello olimpico ci sono equipaggi che hanno 15 anni in più di esperienza rispetto a noi. Questo non significa che sono imbattibili, ma il tempo di ulteriore lavoro ci permetterà di prepararci meglio. Durante la quarantena non abbiamo potuto allenarci in acqua, ne abbiamo approfittato per migliorarci fisicamente e tatticamente. Abbiamo seguito diverse lezioni online sulla navigazione. Dal sei maggio siamo tornate in acqua come atlete di interesse nazionale quindi ad oggi è tornato tutto normale. A metà giugno ricominciano gli allenamenti con la Nazionale e non vediamo l’ora di confrontarci con le altre.

La vela è uno sport poco conosciuto in Italia, cosa servirebbe per avvicinare le persone a conoscere e magari ad appassionarsi a sport che hanno meno visibilità?

Gli sport poco conosciuti lo sono in quanto i media non ne parlano abbastanza. In nuova Zelanda, la vela è uno degli sport più seguiti. In Italia sta cercando di rinnovarsi e di diventare uno sport di spettacolo. Iniziano a vedersi barche volanti sull’acqua. Speriamo che con le nuove barche dell’American’s Cup la vela torni ad essere uno sport seguito da tutti.

 

 

 

 

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